
Contatto. E nulla più, per ora.
Contatto tra la famiglia Tesoro e Urbano
Cairo, ovvero tra il primo candidato acquirente (il primo messo allo scoperto in ordine di tempo, almeno) del Torino e il proprietario che ha messo ufficialmente il Torino in vendita. Contatto che si può definire conoscitivo, esplorativo. Anche... olfattivo: nel senso che le due parti si sono annusate come animali prima di affrontarsi in quello che potrà poi divenire uno scontro, un duello, oppure un’effusione (in questo caso economica).
SUMMIT DI TRE ORE Trarre conclusioni dopo questo avviamento sarebbe sbagliato. Secondo molti Urbano Cairo sarebbe ben lungi dal voler realmente cedere: ci sta, conoscendolo ormai da oltre 4 anni, l’osso è duro. Ma dare per sicura questa eventualità sarebbe un gratuito processo alle intenzioni. Il fatto che ieri, nelle quasi tre ore di incontro con Savino e Antonio Tesoro, padre e figlio (presenti professionisti di fiducia da entrambe le parti), il patron granata non abbia voluto accennare a un prezzo di partenza può indicare una certa resistenza. Anzi, sarebbe normale per Cairo temporeggiare, magari aspettare qualche altra vittoria per vedere che aria tira, sicuramente sperare che qualche altro competitore dei Tesoro si faccia vivo. Le poche certezze sul blindatissimo rendez vous sono le intenzioni confermate dagli uni e dall’altro. Cairo ribadisce che è intenzionato a lasciare, ovviamente i Tesoro hanno cercato di fare capire quanto sia concreta la loro volontà di acquistare il Torino. Solo parole? Però a queste ci si deve attenere, prima di giudicarle definitivamente e a ragion veduta in base ai fatti che verranno. Il segno più positivo, in ottica di un futuro affare, che viene dall’incontro di ieri (si sarebbe tenuto presso uno degli studi legali cui Cairo è solito appoggiarsi nelle sue attività), è il riconoscimento reciproco di credibilità, denotato dal clima cordiale, persino simpatico.
LA DUE-DILIGENCE Quali fatti verranno? I primi saranno comunque interlocutori. I professionisti di fiducia del candidato acquirente in queste ore contatteranno i colleghi della controparte: c’è da stilare e firmare un patto di riservatezza, prima che questi forniscano a quelli la documentazione necessaria a compiere una due-diligence sulla società Torino Football Club 1906. Bilanci, libri contabili e quant’altro va scartabellato in simili situazioni sarà approfonditamente studiato da commercialisti e specialisti del settore bancario e finanziario.
Saranno grazie a loro e con loro che i Tesoro potranno dare la loro valutazione al Torino, «che - come dice il figlio Antonio, candidato alla presidenza speriamo non sia troppo distante da quella di Cairo». Che il patron ha deciso di comunicare al prossimo incontro.
«I TESORO NON PERDONO TEMPO» Quando sarà il prossimo incontro?
Quanto tempo porterà via l’analisi dei conti granata? Supponendo che non ci siano grandi sorprese da scoprire, un club come il Torino, che non vanta proprietà immobiliari, non dovrebbe richiedere troppi giorni per avere un quadro completo ed esaustivo. E, soprattutto, chi conosce i Tesoro sostiene che sono abituati a prendere di petto e con determinazione le avventure in cui si tuffano: «Hanno deciso, vogliono il Torino e non staranno a perdere tempo: quando partono, partono». E’ dunque presumibile che la famiglia bergamasco-barese metterà alla frusta chi deve esaminare i conti. Sempre che dall’altra parte non si faccia melina, non si perda tempo, nel giro di un paio di giorni si possono espletare le formalità per lo scambio dei documenti e subito dopo partire con il lavoro di setaccio, eseguibile in altri tre o quattro giorni. Diciamo che, se tutto filerà liscio, tra una settimana Cairo e i Tesoro potrebbero prendere il prossimo appuntamento, quello fondamentale, quello del prezzo. Concludendo, due settimane e si scopriranno le carte sul tavolo.
PAPANDREA: PROVE DI CORDATA Intanto continui rumors rimbombano attorno al Torino. Insistente, ad esempio, quello che vedrebbe agire in queste ore e in prima persona Vincenzo Papandrea. Nome non nuovo ai tifosi granata: è il patron della Italporte, sponsor del club. Il cui nome, tra l’altro, era già stato fatto in merito a un suo possibile ingresso economico nel settore giovanile. Ebbene, Papandrea starebbe cercando di coinvolgere un gruppo di imprenditori torinesi per coalizzarli al fine di entrare nel Torino almeno in società con Cairo.
Pure in questo caso, agitare spettri di
papocchio è prematuro.