Superga sempre e comunque. Superga fatale che quel 4 maggio 1949 si portò via una delle più grandi squadre del calcio europeo. Superga che 53 anni dopo, nella pioggia che chissà perché cade su Torino ogni 4 maggio, diventa il luogo della memoria e del ricordo perenne, con l'apertura del Museo del Grande Torino. Superga che, secondo quanto raccontano i frati che la abitano, continua ad essere meta incessante di pellegrinaggi da tutta Italia. Dicono addirittura che chi sale sul colle lo fa più per portare il proprio omaggio agli eroi del Grande Torino che per visitare le tombe dei Duchi di Savoia, che pure regnarono per secoli sul Piemonte. La lapide che sul retro della Basilica ricorda capitan Mazzola e i compagni caduti ha sempre davanti a sé qualche persona raccolta in preghiera. E capita sempre di vedere qualche nonno o qualche papà che indica a un bambino il muro infranto dall'aereo in quella maledetta sera piovosa.
E dunque è giusto che il Museo del Grande Torino, primo in Italia, trovi sede proprio a Superga, fatale e irrimediabile, matrigna allora e materna adesso, capace di non ricostruire ciò che fu distrutto nell'impatto per lasciare intatto il ricordo alle generazioni future. Nel nuovo Museo, ospitato in tre grandi stanze della Basilica juvarriana, trovano giusta collocazione preziosissimi cimeli dell'epopea del Grande Torino: maglie, borse, giornali dell'epoca, l'intero spogliatoio del glorioso stadio Filadelfia, le numerose coppe vinte dalla squadra e parti dell'aereo sul quale trovarono la morte capitan Mazzola, i giocatori, lo staff e i giornalisti che seguirono a Lisbona la squadra granata. Sandro Mazzola, che dopo la gloriosa carriera calcistica nell'Inter, è nello staff dirigenziale del Toro paterno, ha donato al Museo una maglia del grande Valentino, regalatagli negli anni '60 da Enzo Bearzot; il Torino Calcio ha messo a disposizione le coppe vinte dalla squadra negli anni '40; altri figli più o meno celebri dei caduti di Superga hanno messo a disposizione del nascente museo cimeli paterni.
Nella visita si mescolano la commozione e la tenerezza, con le scarpette dei giocatori, così diverse da quelle odierne, con un solo paio per tutte le stagioni, con i contratti dei campioni d'Italia, dalle cifre così ridicole, se paragonate a quelle odierne, con quelle cartoline spedite da Lisbona e arrivate in Italia a tragedia avvenuta. Altri tempi, altri giocatori, altre leggende. Mai nessuna squadra ha saputo fermare una città come fece il Grande Torino nei giorni successivi al 4 maggio 1949, mai nessun giocatore è entrato nell'immaginario collettivo come Valentino Mazzola, che si rimboccava le maniche quando la situazione si faceva difficile e portava il suo Toro alla vittoria, mai nessuna squadra ha saputo essere così forte, così amata e così rispettata come quella granata negli anni dell'immediato dopoguerra. E' bello che quell'Italia trovasse un poco di speranza e di allegria con una squadra dal grande cuore. Se siete a Torino non mancate di visitare il Museo di Superga e di rendere omaggio agli eroi del Grande Torino: il vecchio cuore granata lo merita. Di qualunque colore siano le vostre simpatie calcistiche. Il Museo del Grande Torino è aperto tutti i giorni dalle 16.30 alle 19.30.
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