
Un annata in cui tutto sembra mettersi a posto. Il Torino non comincia con i favori del pronostico, ma il mercato estivo pare ribaltare la situazione e gli acquisti di gente del calibro di Marazzina, Maniero, Codrea e altri mette di buon umore l'ambiente granata. Nonostante i reiterati insulti verso la malvista dirigenza il team porta avanti un ottimo campionato, con i relativi alti e bassi caratteristici della cadetteria. L'unico dubbio è mister Rossi, autore del campionato peggiore della storia granata in Serie B. Tutto sembra iniziare bene, con un filotto di cinque successi nelle prime cinque giornate di campionato. Da li in poi in Toro non si schioda dai primi tre posti, e chiude il campionato al secondo posto, nei play off per colpa della classifica avulsa, grazie a un finale brillante (sei successi in sette gare, play off compresi), che vede in Zaccarelli l'uomo della salvezza (Rossi è stato esonerato dopo i clamorosi risultati tipo il pareggio a Catanzaro, già peraltro retrocesso). Il dominio nei play off indica che Zac e Cravero hanno lavorato bene nel mercato, e i quasi sessanta mila spettatori, in Serie B, presenti nella finale di ritorno dei play off (all'andata i granata prevalsero per 2-1) lo dimostrano. La gente del Toro è ritornata allo stadio, si parla dello stadio Comunale, e ci si rende conto che la squadra è già competitiva per affrontare un dignitoso campionato di A. Pochi ritocchi e via al campionato per una tranquilla salvezza traghettati da mister Arrigoni.
Ma la festa si rivelerà un dramma, la gioia dolore. Si vocifera che Cimminelli abbia dei problemi finanziari con il fisco. Visti i discorsi di ogni anno nessuno ci fa più di tanto caso, ma ben presto si viene a sapere che il buco si avvicina ai quaranta milioni di Euro. Non sono state pagate le tasse e la Lega Calcio vuole escludere il Torino Calcio dal campionato. Il Presidente Romero tranquillizza l'ambiente ammettendo i problemi ma sdrammatizzando la situazione. Ma c'è poco da sdrammatizzare. La situazione sembra ormai insanabile. Tra menzogne e stratagemmi vari, Cimminelli, che deliberatamente nel suo mandato al Torino ha evaso le imposte, cerca ancora di fare spirito, convinto nella sua ignoranza che si sarebbe risolto tutto e in fretta. La realtà è che però qualcuno (ma chi?) non voleva più il Torino, e ha preso la palla al balzo spingendolo al fallimento. Questo per questioni puramente burocratiche, la questione stadi per esempio, qualcuno ne avrebbe tratto profitto, ma è giusto rimanere nell'anonimato. E' troppo tardi per mettere a posto le cose, Cimminelli cerca di recuperare delle fidejussioni (si parla di una fidejussione da quaranta milioni di Euro) da banche svizzere, già in collaborazione con la Ergom in altre circostanze, ma occorrono almeno due settimane di tempo per stimare i trecento milioni di Euro (così almeno afferma il patron del Toro), impegnati da Cimminelli per sanare il debito.
Nel frattempo il Torino ricorre a vari tribunali, dove viene sempre respinto, fino al Consiglio di Stato, che, naturalmente respinge le richieste del Torino. L'erario accetta di spalmare il debito della società in cinque anni, tempo nel quale Cimminelli può saldare il tutto, ma questo non basta per iscrivere il Torino al campionato di Serie A, ne tantomeno in quello di B. L'obiettivo, quasi riuscito, è cancellare il Torino a due soli miseri anni dal suo glorioso centenario. La Lega e lo sport italiano in generale, passando per il Coni, dimostra piena coerenza delle proprie decisioni e soprattutto una impareggiabile dote nel trattare in egual modo tutte le società. Infatti la Lazio, con un debito superiore ai trecento milioni di Euro, ha potuto usufruire di un comodo spalmamento debitorio in ventidue anni, oltre all'iscrizione regolare al campionato di Serie A. Stesso discorso per Roma e Parma, con quest'ultima addirittura salva dopo il reale fallimento della società a cui capo faceva Tanzi, la Parmalat. La gente del Toro, esattamente come nel giorno dell'orgoglio granata, non si arrende, e scende per strada. Nella più civile delle manifestazioni, in cui vari giornali tramutavano un disegno su una parete come un imbrattamento di proporzioni bibliche definito, delinquenziale, incivile, vomitevole (solo per citarne alcune), i tifosi in marcia verso il centro esprimono tutto il loro sacrosanto disgusto verso il sistema, capace di aggirare le leggi a proprio piacimento convinto che la gente sia una massa di ignoranti immigrati clandestini.
Tutto ciò non è servito, addirittura si parla di divieto di Lodo Petrucci, il mezzo in cui si può salvare il marchio della squadra partendo dalla categoria inferiore, cioé la Serie B, in quanto il Torino ha vinto la B. Questa ipotesi però venne accantonata in loco, per evitare troppi rischi alla sicurezza della città di Torino. Molte persone, veri amanti del colore granata, a stento riescono a prendere sonno, vedono i giocatori firmare da altre parti uno dietro l'altro, giorno dopo giorno. Anche mister Arrigoni ha abbandonato la baracca. E' ufficiale, il Torino è stato escluso dai campionati, l'incubo si tramuta in realtà, la gente è incredula. E' una caccia contro il tempo per trovare un imprenditore in grado di rilevare il Lodo Petrucci. In televisione si sente parlare, qua e la per le trasmissioni televisive granate, un certo Rodda, e un certo Marengo, i quali dichiarano di poter salvare il Torino, iscrivendo la squadra in Serie B, cercando di allestire un gruppo in grado il primo anno di salvarsi dalla C. E' già qualcosa, rispetto alla sparizione definitiva. Si parla insistentemente di un ritorno di Bucci, grande amico di Rodda, e di Papadopulo alla guida della squadra, in alternativa Zeman, mitico antijuventino, che sarebbe stato gradito a braccia aperte dalla curva granata, e per cui Marengo, candidato alla poltrona di Presidente di questo nuovo Toro, dichiara di poter fare uno sforzo economico pur di guadagnarsi le prestazioni del tecnico boemo. Viene depositata la busta per rilevare il Lodo Petrucci, ma il denaro non basta, e si rischia davvero di perdere ogni speranza di iscrizione. L'intervento di un imprenditore ciociaro, allora ancora in penombra, tal Luca Giovannone, sembra essere l'unica speranza di salvezza. Giovannone, o chi per lui, immette il capitale necessario e il Torino può dare il via alla campagna acquisti sotto il nome di Società Civile Torino Campo.
In panchina viene scelto Stringara, grande amico di Padovano, scelto come Direttore Sportivo. Viene costruita una squadra non malvagia per la cadetteria, con qualche nome importante come i fratelli Brevi, e la possibilità di ottenere Stellone dal Genoa in prestito. Le cose sembrano impostarsi sul lato giusto, esattamente come ci si aspettava a inizio stagione, una squadra che possa affrontare un campionato dignitoso in prospettiva futura, in quanto la nuova triade granata si è definita come traghettatrice. Nel frattempo il Sindaco di Torino Chiamparino, non troppo sicuro di questi individui, va alla ricerca di una soluzione. Si vocifera di un interessamento dell'imprenditore nel campo editoriale e televisivo Urbano Cairo, e da qui inizia un'altra storia, clamorosa ed inverosimile, per l'acquisto della Società. Nel frattempo Cimminelli, evidentemente ignorante del fatto si è rovinato la piazza a Torino e nel Nord Italia, continua a sorridere, convinto che con il fallimento dalla società Torino Calcio avrebbe risolto i suoi problemi economici col fisco, ma questo fu un errore. Prima di dichiarare fallimento, lo Stato obbliga a Cimminelli di risarcire, giustamente, tutto il debito di cui si è deliberatamente coperto. Questo purtroppo sembra coinvolgere anche l'altra società di Cimminelli, la Ergom, con il non trascurabile rischio di fallimento e quindi di perdite non indifferenti di posti di lavoro. Inoltre sono spariti i vari trofei ottenuti dal Torino nella propria storia, e altri cimeli del passato granata. Un lieto fine però arriva, e la maggior parte dei cimeli vengono ritrovati e messi all'asta (sarà poi responsabilità della nuova società ricomprarli). Il Torino Calcio, Cimminelli e Romero compresi, fallisce ufficialmente il 18 Novembre 2005, a pochi giorni dal 99° compleanno. Ma ricordando il peso e il potere del Lodo Petrucci, fallisce solo la società che ha in gestione la squadra, ma il marchio rimane, sebbene sotto altro nome, a un anno dal proprio centenario, che Torino e il Toro, si augurano di festeggiare finalmente appagati e tranquilli da una società in mano a un imprenditore del Toro e amante dei colori granata.